La normativa vigente prevede numerose misure previdenziali a favore dei lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati che si trovino, una volta assunti, in condizioni di disabilità, incidente sulla loro capacità di svolgere le mansioni assegnate o qualsiasi tipo di attività lavorativa.

Ad eccezione dei casi di assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa, è possibile lavorare anche se si è stati riconosciuti invalidi o inabili, ma è consentito cumulare il reddito da lavoro con la pensione in modo limitato.

L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione economica, erogata dall’INPS su domanda, ai lavoratori la cui capacità lavorativa risulti ridotta a meno di un terzo a causa di un’accertata infermità di natura fisica o mentale.

L’assegno ordinario di invalidità differisce, quindi, dalla pensione di inabilità per il prerequisito sanitario richiesto, atteso che la pensione di inabilità implica una condizione di invalidità totale.

Hanno diritto all’assegno di invalidità INPS i lavoratori dipendenti, gli autonomi, nonché gli iscritti ad alcuni fondi pensione sostitutivi ed integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria.

Affinché il trattamento possa essere erogato, si rende necessario il soddisfacimento di due prerequisiti fondamentali:

  • riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo a causa di infermità o difetto fisico o mentale;
  • un minimo di 260 contributi settimanali – pari a 5 anni di contribuzione e assicurazione – di cui almeno 156 settimane (3 anni) nel quinquennio antecedente la presentazione della domanda.

A differenza di quanto non accada per la pensione di inabilità, non è necessaria, ai fini della richiesta per l’assegno ordinario di invalidità, la cessazione dell’attività lavorativa.

La cumulabilità con i redditi da lavoro, incontra tuttavia dei limiti.

L’assegno si riduce:

  • del 25% se il reddito lordo supera di 4 volte il trattamento minimo, ossia se il reddito è superiore per il 2018 a 26.385,32 (507,41x13x4 dove la prima cifra è il trattamento minimo, 13 sono le mensilità e 4 è il coefficiente per cui viene moltiplicato il tutto);
  • del 50% se il reddito lordo supera 5 volte il trattamento minimo annuo, ossia se il reddito supera i 32.981,65 euro all’anno (507, 41x13x4);

Se l’assegno così ridotto resta comunque superiore al trattamento minimo cioè 507,41 euro mensili, verrà operata un’ulteriore trattenuta che vale per chi ha meno di 40 anni di contributi.

Per i lavoratori dipendenti, la trattenuta è del 50% della quota di assegno che eccede il trattamento minimo e comunque entro l’importo dei redditi da lavoro percepiti, mentre per i lavoratori autonomi, la trattenuta è il 30% della quota che eccede il trattamento minimo ma non può essere superiore al 30% del reddito prodotto.

Questa seconda trattenuta, non avviene qualora l’ulteriore reddito conseguito risulti inferiore al trattamento minimo, se il lavoratore è impiegato in lavori a termine che hanno durata di meno di 50 giornate all’anno e se il reddito ulteriore deriva da attività socialmente utili.

La pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per gli invalidi civili parziali, è invece una prestazione dell’Inps che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 74% al 99%, se è disoccupato e non supera determinati limiti di reddito.

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