La previdenza integrativa o complementare è una forma di previdenza aggiuntiva alla obbligatoria, seppur volontaria rappresenta ormai una necessità per i lavoratori più giovani, ai quali la pensione “obbligatoria” viene versata attraverso il metodo contibutivo.

La previdenza complementare viene gestita da appositi fondi pensioni, a cui ciascun lavoratore potrà liberamente aderire.

Vediamo quali sono questi fondi:

  • Fondi pensione negoziali, dove l’adesione avviene su base collettiva ossia attraverso i contratti o gli accordi;
  • Fondi pensione aperti, l’adesione può essere promossa non solo su base collettiva ma anche individuale da intermediari bancari, finanziari o assicurativi;
  • Forme pensionistiche individuali, vengono attuate mediante contratti di assicurazioni sulla vita aventi finalità previdenziali. A questa possono aderirvi anche i soggetti che non percepiscono reddito.

Come viene finanziata la previdenza complementare?

Viene finanziata attraverso contributi a carico del lavoratore e del datore di lavoro attraverso le quote prelevate dall’accantonamento TFR.

Infatti per i dipendenti del settore privato opera il meccanismo del conferimento tacito del TFR il cosiddetto “silenzio assenso”, che determina l’adesione al Fondo pensione in caso di silenzio del lavoratore circa la destinazione del proprio TFR (in azienda o alla previdenza complementare, passati sei mesi dall’ assunzione.
In caso di adesione “tacita” il TFR viene versato dal datore di lavoro al fondo negoziale di riferimento o ad altro fondo individuato dalla contrattazione collettiva.

Se manca il fondo di riferimento ed il CCNL non prevede nulla in merito, il TFR viene versato in un Fondo costituito presso l’INPS, che raccoglie il TFR dei lavoratori “silenti”.

 

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