Alla luce della recente sentenza n.1543 del 2018, ci è sembrato utile chiarire i concetti di concorrenza sleale e concorrenza parassitaria.

L’art.2598 del c.c. indica come concorrenza sleale chiunque compia atti come:

  • usare nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;
  • diffondere notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;
  • avvalersi direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

Così la Corte d’appello si è trovata ad affermare il succitato principio. La vicenda inizia quando l’azienda cosmetica KIKO fa causa all’azienda cosmetica Wycon accusandola di aver “copiato” il design dei suoi punti vendita.

La Corte «ritiene di dover confermare, sostanzialmente, per l’intero la sentenza appellata, la quale ha correttamente ed efficacemente evidenziato la presenza, nell’arredamento, dei negozi Kiko, di caratteristiche di creatività e di novità, che rendono il relativo progetto meritevole di tutela autoriale».

Wycon infine viene accusata dai giudici di Appello di «concorrenza parassitaria», per una «pedissequa imitazione» delle attività commerciali e promozionali di Kiko.

Infine si può concludere che l’ipotesi di concorrenza sleale parassitaria si ha quando l’attività commerciale dell’imitatore si traduce in un’azione continua e sistematica.

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