In caso di fallimento dell’azienda, le ultime tre mensilità dello stipendio e il TFR sono pagati ai dipendenti dal Fondo speciale istituito dall’INPS.

Per ottenere tale prestazione, è necessario, quando previsto dalla legge, che il datore di lavoro venga dichiarato fallito.

In questo caso, è previsto che i dipendenti debbano insinuarsi nella procedura fallimentare, essere ammessi e lo stato passivo deve essere dichiarato esecutivo.

Può tuttavia accadere che l’azienda datrice di lavoro, non abbia i requisiti per essere dichiarata fallita.

Al riguardo si ricorda che sono soggetti al fallimento e al concordato preventivo gli imprenditori esercenti un’attività commerciale, esclusi gli enti pubblici (art. 1 L.F). Sono altresì esclusi gli imprenditori che dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

  1. aver avuto, in ciascuno dei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, in qualunque modo risulti, in ciascuno dei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
  3. avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore ad euro cinquecentomila.

L’onere di dimostrare il possesso congiunto dei tre predetti requisiti grava sull’imprenditore il quale, nel caso in cui non partecipi all’istruttoria prefallimentare, verrà dichiarato fallito.

Se l’azienda non presenta questi requisiti, non può essere dichiarata fallita, ma ciò non significa che i dipendenti perderanno il loro TFR.

La Corte di Cassazione n. 8072/2016 del 21 aprile 2016, ha evidenziato che il Fondo di Garanzia provvede ugualmente al pagamento del TFR, qualora il lavoratore abbia agito contro l’azienda e sia munito ti titolo esecutivo, che potrà essere una sentenza definitiva o un decreto ingiuntivo non opposto.

Il lavoratore deve inoltre dimostrare che il patrimonio dell’azienda risulta insufficiente a soddisfare il suo credito (atto di pignoramento negativo).

Lo stesso  vale nel caso in cui, pur presentando l’azienda i requisiti per fallire, l’istanza di fallimento venga rigettata perché l’impresa è ormai chiusa da oltre un anno o in caso di immediata estinzione del fallimento per insufficienza dell’attivo.

Per l’accesso al Fondo il dipendente dovrà inoltrare una domanda all’Inps avvalendosi di un avvocato, di un patronato oppure inoltrare domanda direttamente dal sito internet dell’Inps accedendo con il proprio Pin.

Lo stesso, dovrà dimostrare la sussistenza congiunta dei presupposti sopra analizzati, ovvero il mancato pagamento da parte del datore di lavoro, l’apertura del fallimento o di un altra procedura concorsuale, il tentativo di esecuzione forzata non andato a buon fine nel caso in cui l’imprenditore non possa essere sottoposto a procedura concorsuale.

Occorre precisare, che è onere del lavoratore attivarsi tempestivamente per ottenere il diritto a ricevere il TFR, considerato che lo stesso si prescrive entro 5 anni.

Quando tale diritto è riconosciuto con sentenza passata in giudicato si prescrive in 10 anni (art. 2953 del codice civile).

Oltre al TFR, il Fondo di Garanzia può liquidare anche le ultime tre mensilità lavorative purché tali mensilità non siano anteriori 12 mesi rispetto alla data del deposito del ricorso per la procedura concorsuale o del deposito in tribunale del ricorso per la tutela dei crediti di lavoro oppure se l’azienda è ancora attiva, non devono essere anteriori a 12 mesi la data del licenziamento o delle dimissioni del lavoratore.

Il Fondo di Garanzia liquida le somme dovute opportunamente rivalutate comprensive di interessi legali entro 60 giorni dalla richiesta del lavoratore. Gli interessi e la rivalutazione monetaria decorrono dal momento della cessazione del rapporto e fino alla data del relativo pagamento.

 

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